Cartelle condivise, Dropbox, Drive: perché non bastano per distribuire cataloghi B2B
Molte aziende usano Google Drive o Dropbox per condividere cataloghi con la rete vendita. Funziona? In un certo senso. Ma crea più problemi di quanti ne risolve.
I 5 limiti reali di Drive e Dropbox per il B2B
- Accesso: per accedere a una cartella Drive il cliente deve avere un account Google. Non tutti ce l'hanno, non tutti vogliono usarlo per lavoro.
- Branding zero: il cliente apre una cartella Google anonima, non un'esperienza con il tuo logo e i tuoi colori.
- Nessuna notifica: quando aggiorni un file in Drive, nessuno lo sa. Devi mandargli comunque un'email.
Cosa serve davvero per distribuire cataloghi B2B
Serve uno strumento costruito esattamente per questo caso d'uso: distribuzione di cataloghi e listini a clienti, centri e agenti, notifiche, branding personalizzato e un archivio ordinato.
app-catalogo: costruito per questo caso d'uso
app-catalogo non è un file sharing generico adattato. È una piattaforma pensata per la distribuzione documentale B2B: ogni funzionalità — notifiche, branding, watermarking — esiste perché serve a questo.
Drive e Dropbox sono ottimi strumenti per il lavoro interno. Per distribuire materiale commerciale a una rete esterna di clienti e agenti, hai bisogno di qualcosa di diverso.
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